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domenica 26 ottobre 2014

In coda allo sportello sei solo un numero come un altro....

Seguire una pratica burocratica è faticoso, ti fa investire molto tempo e molte energie.
Tutti abbiamo avuto almeno una volta la “bella esperienza” di fare la fila in posta, in Comune o all'ufficio dell' Asl, ma seguire queste pratiche ripetutamente per i nostri ospiti mi ha fatto notare che ci sono delle costanti non piacevoli.
Per prima cosa la confusione che imperversa nella gestione di ogni singola pratica.

 Vi faccio un breve esempio, per l’erogazione di documenti per i richiedenti asilo:
• L’ufficio Asl non eroga la tessera sanitaria se non vi è un nulla osta che dichiara la chiusura della precedente tessera che l’ospite aveva aperto in un’altra Regione italiana (nella quale era stato accolto prima di arrivare al Centro). Ma pare che questo foglio sia richiesto solo dalle Asl della regione Lombardia; perciò le Regioni che devono mandare questo nulla osta rimangono “perplesse” per tale richiesta e ci mettono tempi biblici ad erogare il documento.
• Con il nulla osta l’ufficio Asl eroga la tessera sanitaria, ma sarebbe comunque  meglio se l’ospite avesse già attivo il codice fiscale.
• L’agenzia delle entrate, però, non eroga il codice fiscale se la persona non ha la residenza certificata dal Comune, che può dimostrare solo avendo la Carta d’identità.
• Il Comune dal canto suo non eroga la Carta d’identità se l’ospite non ha un permesso di soggiorno valido per un periodo minimo di sei mesi.
• La Questura - ovviamente-  ha rilasciato permessi di soggiorno che hanno validità di tre mesi....

La seconda costante non piacevole riguarda invece "l’accoglienza amichevole" degli stessi impiegati: tutte le volte che entriamo in uno di questi uffici troviamo un funzionario che- con sguardo vuoto e fare sgarbato- cerca di liquidarci dicendo "Io non ve la posso fare questa pratica perché manca questo, questo e quest’altro!"
Spesso abbiamo dovuto discutere animatamente con questi educatissimi e irremovibili impiegati per ottenere ciò che volevamo. Fortunatamente almeno le tessere sanitarie le hanno erogate anche senza il codice fiscale (e senza discutere): bastava avere il nulla osta; per i codici fiscali invece, non avendo il documento necessario, abbiamo dovuto far valere le nostre ragioni con l’impiegato di turno ricordandogli che le volte precedenti un suo collega aveva accettato un' "autocertificazione" di residenza da parte dell’ospite, in sostituzione del documento.
Insomma alla fine ce l’abbiamo fatta ma ciò non toglie che gli impiegati siano rimasti molto confusi dal nostro intervento perché lo standard della pratica ( che non comprende l’eccezione dei richiedenti asilo)  è stato in qualche modo stravolto.

Cosa dire perciò dell'atteggiamento freddo e sbrigativo dell’impiegato che prova a liquidarti? Bè è questione di efficacia ed efficienza!
Non bisogna perdere tempo perché la coda è lunga! Meglio liquidare la faccenda in fretta....

Sapete, mi ha fatto tanto ridere l’esagerazione con la quale nel film "Benvenuti al Nord" si descrive il funzionamento di una "Posta efficiente". In particolare mi riferisco a quando l’impiegato Volpe cerca di fare delle domande di cortesia alla signora in coda ma viene subito ripreso dal suo superiore:

Volpe : << Buongiorno signora, che mi dice di bello? >>
Colombo :<< Domanda non pertinente! >>
[......]
Colombo: << Sintetizzare, accelerare, sorridere, timbrare! Lei dovrebbe essere gentilmente determinato, scioltamente sintetico, affettuosamente deciso....chiaro? >>
Volpe: << Con tutto il rispetto.... posso andare in bagno? >>

Tratto dal film: Benvenuti al Nord, 2012, regia di Luca Miniero

A seguito delle esperienze da me vissute in prima persona, forse il regista del film non ha esagerato troppo! Molti impiegati devono avere davvero imparato il mantra sintetizzare, accelerare, sorridere, timbrare per cui non ci dobbiamo stupire se quando arriviamo allo sportello non ci guardano nemmeno in faccia e si rivolgono con tono gentilmente determinato (non sgarbato, non sia mai) e scioltamente sintetico (non sbrigativo). Il fatto è che tu sei solo il numero 10 di una lunga coda.... ancora  troppi numeri dopo di te per perderci tempo!


In fondo non è solo colpa loro. Noi  stessi ci aspettiamo ed esigiamo che il nostro turno arrivi in fretta, che gli impiegati siano rapidi nel loro lavoro e che la coda si smaltisca velocemente.

Ormai parto preparata ogni qualvolta devo fare una di queste pratiche: ci saranno sicuramente intoppi, discussioni e troverò anche impiegati che - con fare affettuosamente deciso - mi faranno notare che la mia richiesta li sta occupando per parecchio (sottinteso, troppo) tempo.

Purtroppo in questo modo la persona perde d’importanza di fronte all'investimento di energie: l’impiegato diventa solo uno strumento erogatore di pratiche, che serve tanti numeri in coda.... 





lunedì 22 settembre 2014

Il futuro sorride a quelli come noi

(si sa che io sono quella della socialità - in forma di cene, aperitivi, lunedì di pasqua, etc - e delle sviolinate, quindi anche stavolta non abbiatene a male e perdonate la mia onnipresenza sul blog... ma se questo post non lo scrivevo adesso, non lo scrivevo più!)

Ormai so che ogni volta che parto per eventi caritas di più di un giorno parto assonnata e torno megacarica. "Carica" proprio nel senso di piena, piena di nuove informazioni e punti di vista diversi. Ad Albino dai dehoniani erano stati tutti i pasti condivisi ai tavoli rotondi e la presentazione sulle modalità della risposta caritas all'emergenza. All'ultimo campetto di formazione era stata la tavola rotonda sul carcere e lo scambio sul rapporto Dio-serviziocivilecaritas. Stavolta le occasioni sono state molteplici: il dialogo su Expo con un imprenditore, un sociologo e un sindacalista (no, il calciatore non c'era, Lara, mi spiace); l'intervento sugli ogm della domenica mattina (nonostante fosse alla domenica mattina), alcuni degli stand-carrettidelgelato. E soprattutto tutte le nostre conversazioni: dall'origine dell'ebola all'emotività/capacità di provare sentimenti degli animali, passando per i racconti dei mesi estivi (esperienze togolesi, vacanze marittime cogli ospiti, route fra i monti, scoperte alimentari entomologiche) e le ansie/speranze per il futuro.
La cosa che mi stupisce sempre in positivo è quanto siamo sempre attivi e reattivi, pronti a metterci a disposizione (e conseguentemente la nostra capacità di ripiglio e organizzazione)... spostare mille sedie, gestire una caffetteria, smontare uno stand?  Non c'è problema: facciamo tutto noi!! Per me trovare altre 15 (onore ai "caduti"!! =) persone con le quali collaborare e parlare così bene è un evento felice e confortante.

Piccolo Inciso a uso e consumo di chi ci legge e può occuparsene: ci siamo tutti saggiamente chiesti la logica di un catering che serve 3 volte carne in 3 pasti, durante un convegno che parlava di fame, expo, nutrizione e fabbisogni alimentari...

giovedì 14 agosto 2014

Cosa può raccontare il titolo di un libro?

Ora vi racconto la vita di PI.
Giovane e talentuoso ragazzo, nato in un paese dell’Africa centrale.
Se la mente avesse gli occhi  potrei anche descrivervi nel dettaglio i pensieri curiosi di un ragazzo che voleva avere un futuro ricco e spensierato.
Poi però, all’improvviso e  in “silenzio assoluto”, comparvero aerei e carri armati che parevano avere proprio una certo fascino per la popolazione:  il rombare degli aerei e il meccanico trascinarsi dei carri armati avevano l’eleganza del riccio. A bordo di questi mezzi c’erano uomini  armati ma con dei principi morali e giusti. Ed è per questo che venivano a dare una lezione alla gente del luogo: avrebbero trasformato la città delle bestie in una città civile ed equa.
Tanto erano alte le loro virtù che cominciarono ad eliminare le persone che non erano meritevoli alla loro vista. Perciò Pi venne preso di mira dai raffinati eserciti morali a causa della sua etnia, della sua religione, del suo status….  Insomma a causa di cose che nessuno sa realmente!
Ma in fondo la guerra non si fa per ragione e sentimento di alcun genere. Nemmeno per la fede in Dio: si fa solo perché si hanno le armi. Allora Pi poteva scegliere di non essere perseguitato, rinnegando ciò che era e diventando un soldato dell’esercito dei virtuosi. Ma Pi non se la sentiva di prendere parte ad una guerra figlia del silenzio e dell’odio degli esseri umani. Così Pi venne catturato e fatto prigioniero di Azkaban.
E certo non era facile vivere in prigione! Pi continuava  a ripetere “Io non ho paura” ogni sera per prendere sonno e ogni mattina per darsi il coraggio di affrontare la giornata. Ma poi arrivò la fame a tormentare il povero ragazzo...
Il corpo sa tutto: se stai male, sei hai sete o se hai fame! Il corpo lo sa e Pi iniziò ad esserne consapevole dopo giorni di digiuno. Ed è in cella che cominciarono per il giovane uomo gli Hunger games! infatti Pi rischiò di morire di fame e sete finché un compagno di cella gli spiegò come partecipare ai Giochi della Fame: <<Quando esci dalla cella (1 ora a settimana) devi fare il giro largo per raggiungere la mensa delle guardie! Lì devi rovistare dentro la pattumiera appena fuori dalla sala. Di solito si trova qualcosa di commestibile da mettere sotto i denti da far durare per la settimana successiva.>>
Così Pi sopravvisse alla morte e uscì di prigione. Ma forse la vita era meglio dentro: il deserto, le bombe, i militanti armati, i trafficanti di vite umane....
Pi era diventato testimone inconsapevole della violenza di cui è capace la razza umana:  gli uomini con la loro guerra avevano spento anche la luna.

Ogni storia ha un titolo e ogni titolo ha una storia... io ho giocato con i titoli di libri famosi per crearne una nuova. Il racconto è di pura fantasia, anche se purtroppo accaduti simili potrebbero essere il passato di  un ospite di un Centro Sprar o di una Comunità per rifugiati politici.

E con questo post stravagante chiudo Servizio e vado in vacanza!!!!
Buon Ferragosto a Tutti!

mercoledì 30 luglio 2014

Condannare o rieducare?

Durante una delle attività di formazione che spesso svolgiamo per il nostro Servizio Civile, abbiamo affrontato il tema della Giustizia. Ci siamo focalizzati in particolare sulla condizione dei carcerati.
In altre situazioni avevo già approfondito questa tematica, ma la domanda che trovo particolarmente interessante è: davvero la prigione è il modo più giusto con cui una persona condannata possa scontare la sua pena?
Penso, infatti, che un carcerato non abbia possibilità di migliorare la propria vita più di un uccellino nato in cattività. La gabbia non insegna di certo a volare, così come al carcerato non si danno gli strumenti per tonare a vivere in società e guadagnarsi da vivere onestamente.
Ed è per questo che l’ordinamento penitenziario prevede delle misure alternative alla detenzione. Queste sono:

  1. L’affidamento in prova al servizio sociale: viene concessa dopo un periodo di “osservazione” del reo, il cui comportamento viene valutato idoneo a questo tipo misura alternativa alla detenzione. Il condannato passa l’intero periodo della pena da scontare o un residuo di pena in affidamento ai Servizi Sociali. Il percorso che sottoscrive il carcerato  può corrispondere a vere e propri mansioni professionali, a lavori socialmente utili o a programmi terapeutici. Non a caso spesso questa misura fa riferimento a particolari tipologie di  condannati: i condannati militari, i tossico- alcol dipendenti, i soggetti affetti da AIDS conclamata o da altra grave malattia.
  2. La semilibertà: dagli interventi della formazione emerge che questa è una misura riservata a pochi “privilegiati” che vi  possono accedere perché hanno contatti attivi sul territorio ( es. un lavoro o dei corsi di formazione in corso) che permettono al soggetto di passare l’intera giornata all'esterno dell’istituto penitenziario.
  3. La detenzione domiciliare: il presupposto per attuare questa misura è che il reo abbia un domicilio, e ciò non è sempre affatto scontato.

Chi ha il compito di decidere se applicare queste misure che permettono più facilmente al carcerato di imparare a “volare”?
Il Magistrato di Sorveglianza che vigila sull'esecuzione della pena ed interviene in materia di applicazione di misure alternative alla detenzione. È lui che decide se aprire la gabbia ma prima verifica che il carcerato abbia buone risorse nelle quali investire che lo portino poi a essere libero.

È qui entra in gioco l’UEPE.
L’ufficio di esecuzione esterna (UEPE) ha il compito di eseguire, su richiesta del Magistrato di Sorveglianza, le inchieste sociali utili a fornire i dati occorrenti per l’applicazione, la modificazione la proroga e la revoca delle misure di sicurezza e per il trattamento dei condannati. In poche parole è l’Ufficio che può fornire al Magistrato di Sorveglianza dati utili a tramutare la reclusione in misura alternativa alla detenzione e che opera per assicurare il reinserimento nella società del condannato.  L’UEPE è perciò il Servizio - ponte  tra l’istituto penitenziario e la società nella quale il condannato dovrà costruirsi una nuova vita.

Perciò abbiamo una mano che apre la gabbia ( Magistrato) e una mano che aiuta il condannato a trovare mezzi e risorse sul territorio per imparare a vivere, oltre che a sopravvivere (UEPE).
Se però una di queste mani si chiude a pugno? Se non si valutano al meglio le capacità di buona riuscita del soggetto condannato? Insomma, se all'uccellino che prova a volare si tappano le ali…cosa ne viene fuori? Solo una brutta esperienza di reclusione dove si è capito che si è fatto qualcosa di sbagliato ma di certo non si riescono ad imparare delle buone soluzioni per rimediare davvero a ciò che si è fatto.


Il tema della Giustizia/ Carcere è sicuramente un tema delicato e forse è troppo facile dire che non bisogna solo condannare ma anche provare a rieducare, perciò dobbiamo fermarci a riflettere sulla buona riuscita di un programma detentivo piuttosto che un altro: dai dati emersi durante la formazione, risulta che i soggetti ai quali sono state applicate misure alternative alla detenzione sono molto meno spesso recidivi rispetto agli altri.
Allora forse sarebbe utile "sprecare" un pò del tempo della pena da scontare per imparare a guadagnarsi da vivere onestamente?
In fondo non tutti su questo pianeta siamo nati per essere Santi e forse alcuni sono stati costretti a non esserlo per sopravvivere in una società fatta di sfarzo e vanità.  Ma  proprio per questo dobbiamo fare un passo indietro e capire se chi definiamo “cattivo” lo sarebbe lo stesso anche se avesse avuto la possibilità di scegliere tra il bene e il male.

venerdì 13 giugno 2014

Effetti collaterali del Servizio sugli (in)volontari

Tutun tutun tutun tun....il treno in corsa procede veloce verso la stazione di Caronnno Pertusella come ogni mattina.
Io e Manou, mezze addormentate dall'orario mattutino, chiacchieriamo degli impegni
odierni di Servizio visto che abbiamo circa venti minuti di viaggio.
Dopo nemmeno 5 minuti di conversazione Manou si alza, mette lo zaino in spalla ed esclama:
<<Bene è ora di scendere!>>
Un  pò stranita mi guardo fuori dal finestrino. Novate.
<<Manou ma siamo a Novate....mancano ancora 6 fermate!>>
Manou si risiede e scoppiamo a ridere discutendo sui danni effettivi che il Servizio sta causando lentamente ai suoi neuroni.

Ma se Manou non è uscita indenne dal Servizio io non sono da meno!
Immaginatevi....

Mattinata calda e afosa. I tavoli del centro sono occupati da stoffe variopinte e da altri materiali per fare laboratori creativi.
Io e Manou stiamo selezionando le stoffe che più si avvicinano ai nostri gusti e intanto cerchiamo di “godere” dell'aria calda prodotta dal ventilatore.
<< Dai proviamo a fare una collana con la stoffa! Ti ricordi il sito nel quale avevamo trovato le istruzioni per farla!?>> domanda Manou.
Io annuisco e mi fiondo senza pensarci alla scrivania con il PC.
Mi butto letteralmente seduta sulla sedia senza guardare nemmeno dove stavo andando e ....PAM!!!!
L’impatto con la seduta di plastica dura della sedia mi fa sobbalzare in aria con le gambe aperte e una mano urta una penna sulla scrivania che volteggia nel vuoto prima di ricadere vicino al mouse.
Io guardo stupita Manou - che già se la rideva a crepapelle – e poi mi rendo conto che la sedia di stoffa morbida da ufficio era di fianco a me e purtroppo non mi ero seduta su quella sedia!
Volete sapere alla fine come sono venute le collane di stoffa?
Ehm ehm… non siamo riuscite nemmeno lontanamente a farle uguali a quelle proposte dal sito! Anzi, a dire il vero, non siamo riuscite nemmeno a farle somigliare a delle collane!!!

Insomma c’è chi esce dal Centro Sprar di Caronno Pertusella con qualche neurone danneggiato e chi con il fondoschiena ammaccato! Ma lo sappiamo tutti no?
Il Servizio Civile è una scelta che cambia la vita.... in fondo ci avevano anche avvertito!

domenica 25 maggio 2014

Cosa fare quando non si sa cosa fare


Nuovo Servizio, nuovi Responsabili e nuovi colleghi.
Iniziare il Servizio Civile non è esattamente facile come si potrebbe pensare.
Il Centro SPRAR di Caronno Pertusella è un Servizio vivo e... caotico.
Da una parte gli operatori: quelli che restano,quelli che se ne vanno e altri ancora che vanno in maternità!
Dall'altra parte gli utenti, i nostri rifugiati politici, con tutte le loro esigenze, i loro malesseri ma anche la loro gioia di vivere.
In mezzo io e Manou.

<< Ragazze, voi dovete fare lezione di italiano e lezioni di doposcuola!>>
<<Ok>> rispondiamo obbedienti. In fondo lo sapevamo già perchè avevamo incontrato la nostra Responsabile prima dell'inizio del Servizio.
Si ma...più facile a dirsi che a farsi!
Infatti fare "lezioni" vuol dire entrare in contatto con persone specifiche, con la loro personalità e le loro idee.
Vuol dire interrompere la lezione perchè la donna a cui stai spiegando le vocali ti confida qualcosa, oppure perchè i ragazzi del doposcuola vogliono raccontarti la gita scolastica dell'altro giorno.
Vuol dire entrare in contatto con tanti mondi diversi, con una storia che precede il nostro arrivo.
<< Ora facciamo formazione ragazze!>>
<< Vero, abbiamo fissato un accompagnamento da fare all'ospedale di Bollate... ci vai per favore?>>
Fare lezioni vuol dire anche doverle saltare per far fronte a tutti questi tipi di impegni.

Ovviamente all'inizio non era facile gestire tutta questa "flessibilità" di ruolo.
Io non sapevo bene cosa dovevo fare!!! Ero confusa, talvolta demotivata perchè non riuscivo a vedere continuità nel mio lavoro.
Poi mi sono confrontata con la Responsabile e i colleghi circa il mio ruolo nel Centro e solo allora mi sono resa conto che sono chiamata a fare tutto ciò che c'è da fare e che mi sento di fare!
Consolante!!!
La mia organizzazione mentale ( impegni quotidiani scritti in agenda) alla fine non coincide alla perfezione con quella pratica ( impegni quotidiani effettivamente presi anche se non scritti in agenda!).

In questi quattro mesi di Servizio Civile mi sono perciò dovuta ri-organizzare con la realtà del Servizio, ho dovuto sperimentare nella pratica cosa significa lavorare nel sociale e avere mille impegni imprevisti!
Imparare facendo non è una cosa semplice infatti, nel momento di dover prestare il mio Servizio,  più volte mi sono chiesta: cosa devo fare visto che non so assolutamente cosa fare?!
Non è facile darsi una risposta, ma io ho seguito 4 semplici comportamenti: 
1- Fare un bel respiro
2- Ragionare in modo "neutro" sul problema/Servizio da risolvere/prestare
3- Confrontarsi sempre con i colleghi e la Responsabile
4- Trarre le conclusioni e... buttarsi nella mischiaaa!!!!
Ah, quasi dimenticavo!!!
E' anche necessario, quando si arriva a casa, addentare un bel pezzo di cioccolato fondente e rilassarsi sul divano....un ottimo utilizzo del tempo quando non si sa cosa fare ;)

martedì 20 maggio 2014

Un pò di me


Ciao a tutti!
Io sono Veronica, ho 24 anni e vivo a Cormano.
Sono laureata in Servizio Sociale e sono abilitata ad esercitare la professione di assistente sociale.
Come si può dedurre anche dal mio percorso di studi, mi piace lavorare nel sociale perché si entra in contatto con molte persone differenti: non ci si annoia di certo e gli imprevisti sono all’ordine del giorno!
Castello di Duino (TS)

Tra le cose che amo di più fare c’è la lettura di un bel libro, un’ uscita con gli amici e, soprattutto, adoro spupazzare la mia morbida cagnolina Angie!
Mi piace moltissimo viaggiare: trovo interessante partire alla scoperta di  posti nuovi  per  apprezzarne i paesaggi, i patrimoni artistici e per fare nuove esperienze culinarie.

Ora sto prestando il mio Servizio presso il Centro SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati politici) di Caronno Pertusella con la mia compagna di avventura Manou.
Al Centro facciamo svariate attività: lezioni di italiano, doposcuola per i bambini, laboratori ricreativi, accompagnamenti sanitari sul territorio e molto altro.
 Ma soprattutto stiamo imparando a conoscere nuove figure professionali, a sperimentare noi stesse ed a confrontarci con persone di diverse etnie e con opinioni molto distanti dalle nostre!
Insomma  un duro lavoro quotidiano ma, devo ammetterlo, alla fine anche molto soddisfacente.